Un Manifesto, la prima sfilata della storia e una collezione autunno inverno 2024-25 che inaugura il futuro di Stone Island. È una storia molto lunga che inizia oltre 40 anni fa perché Massimo Osti, il fondatore, voleva un marchio di ricerca da affiancare a CP Company: nacque così Stone Island che oggi per la prima volta nella sua storia affronta la presentazione in forma di show con la collezione autunno inverno 2024-25.

Stone Island è più di un marchio perché è il vestito di uno stile di vita. Dice Carlo Rivetti, l’imprenditore-creativo che l’ha rilevato alla scomparsa del fondatore, che agli inizi le giacche e il resto con la famosa etichetta nera con la Rosa dei venti ricamata a contrasto e attaccata su una manica tenuta da due bottoni, nel pieno degli anni Ottanta del secolo scorso rappresentava un’aspirazione per la community dei Paninari che, bontà loro, facevano patto con i negozianti per pagare a rate i vestiti che compravano.

Oggi i paninari esistono ancora, organizzano ritrovi e celebrazioni ma non sono più una community molto visibile né creano più spaccature sociali (oggi nessuna community lo fa, e non si sa se sia un bene o un male) ma Stone Island, che nel frattempo è passata sotto il controllo del gruppo Moncler di Remo Ruffini che ha chiamato Robert Triefus a dirigerlo con la carica di Ceo, conserva tutto lo spirito degli inizi caratterizzato dalla curiosità della ricerca. E, seppure i modelli sembrano quelli di sempre, riescono a stupire per la loro novità tecnologica: un esempio è l’Ice Jacket che oggi cambia colore con il variare della temperatura all’istante.

Sono parole che esprimono soprattutto una continuità con le origini di un marchio che si rivela essere un geloso custode della propria autenticità e autorevolezza. Lo si vede anche nei circa 10 minuti di una performance in una scenografia costruita con un’impalcatura industriale su tre piani in cui 54 uomini in rappresentanza di una tendenza cross generational di Stone Island, mostrano molti modelli riconoscibili ai quali la tecnologia ha dato nuova vita. Come quelli che appartengono al “tema” Closed Loop Project che utilizza gli scarti provenienti dalla catena di produzione e rilavorati per ottenere nuovi filati misti (la ricerca è durata due anni).

Alla fine, resta evidente il credo da cui nacque Stone Island: “La funzionalità guida l’estetica. Le soluzioni guidano l’innovazione di design”.

“In oltre 40 anni non abbiamo mai fatto dei salti ma abbiamo cercato di anticipare i tempi: all’inizio mi chiedevano di lavorare con il colore di tendenza ma io non ho mai seguito le tendenze: preparavo 12 colori tra i quali il colore di tendenza si trovava per forza” dice Carlo Rivetti. Una formula perfetta ancora oggi.

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