Moschino, rapsodia cubista

Moschino, rapsodia cubista

C’è la Spagna e il cubismo. La tauromachia e le pennellate di colore in libertà che vanno su, fino a colorare i tiratissimi chignon. Sfila Moschino ed è subito show. La spring summer 2020 firmata Jeremy Scott è un omaggio, neanche troppo velato, ai maestri dell’arte cubista. Picasso in primis, ma non mancano citazioni colte a Braque e Dalì. Le super top in passerella squarciano la tela e si trasformano in opere d’arte viventi. Irina Shayk, le sorelline Bella e Gigi Hadid, Joan Smalls e Kaia Gerber diventano, per una notte, le muse del pittore, tra frange di perline multicolor, spalline esasperate e completi da torero.

Very chic, anzi bull-chic, come direbbe, se potesse ammirarla, Franco Moschino. Siamo al Palazzo del Ghiaccio di Milano, ma potrebbe essere l’atelier di un pittore di Siviglia. Qualcuno ha visto Paloma? Eccola, si arrampica nella bicromia del bianco e nero, nelle donne dai visi destrutturati, nei ricami cornely bianchi. C’è Guernica e l’arlecchino, The Weeping Woman, la Donna che piange, impossibile non riconoscerla nelle pieghe dei tessuti. Trompe l’oeil e citazioni spanish, come il matador o le ballerine di flamenco ricorrono poi nei pois rossi e neri disegnati a mano o nei blazer e negli abiti di ispirazione torero. C’è anche un cappello speciale che raffigura una maschera di toro disegnato inconfondibilmente da Stephen Jones.

E poi il tema della musica. Note e strumenti musicali si arrampicano su abiti e accessori come la borsa a forma di violino, di chitarra o l’abito a palloncino con lo spartito musicale. Kaia Gerber esce letteralmente dalla cornice con con un minidress formato maxi chitarra sul davanti. E la cornice corre anche sulle maxi fibbie in metallo dorato usate per fermare e creare drappeggi negli abiti, nelle scarpe, nelle borsette a mano.