«La nascita di Carmina campus è stata la risposta a un’esigenza creativa emersa quando ormai credevo di aver lasciato definitivamente la moda», ha raccontato l’ex direttore creativo di Fendissime, che nel 2006 ha lanciato il suo brand di accessori ecosostenibili

 

Carmina campus, il brand di accessori upcycled creato nel 2006 da Ilaria Venturini Fendi, ex direttore creativo di Fendissime (ma anche shoe designer per Fendi) è stato il primo progetto made in Italy con una visione innovativa e sostenibile della moda e del design in cui creatività e alto artigianato sono in perfetta sintonia con il rispetto per l’ambiente e impegno sociale.

Le borse, i bijoux e anche i complementi di arredo del marchio romano nascono, infatti, nei laboratori di artigiani italiani molto qualificati su materiali di recupero. Fondi di magazzino, vintage, fine serie, materiali accantonati per non aver passato gli standard qualitativi previsti dal loro utilizzo originale, ma perfetti per altri usi, sono le materie prime abbinate a ritagli di pelliccia o di pelle recuperata dai campionari dei pellettieri.

Carmina campus ha collaborato a lungo con l’Itc-International trade centre, l’agenzia congiunta dell’Onu e dell’Omc, per realizzare una linea interamente prodotta in Africa con materiali reperiti localmente. Il progetto mirava alla creazione di micro imprenditori indipendenti, rappresentato dallo slogan Not charity just work.

Con questa stessa filosofia incentrata sul ruolo del lavoro come strumento di riabilitazione e auto-sostentamento, Carmina campus realizza dal 2015 Made in prison, un progetto di training e lavoro in alcune carceri italiane, certificato e monitorato dal Ministero di Giustizia e messo in atto grazie alla collaborazione con un pool di cooperative sociali collettivamente riunite sotto il marchio Socially madeinItaly.

Nel 2015 ha debuttato anche una linea speciale prodotta con residui di lavorazione di Vibram, azienda leader mondiale nella produzione di suole in gomma, che è andata ad aggiungersi ad altri co-branding già realizzati in passato con marchi internazionali come Campari e Mini-Bmw. Tutti i progetti Carmina campus nascono e sono seguiti con instancabile impegno e in prima persona da Ilaria Venturin Fendi.


La nascita di Carmina campus non è stata pianificata a tavolino, ma è stata la risposta a un’esigenza creativa venuta fuori quando ormai credevo di aver lasciato la moda in modo definitivo, qualche anno dopo aver acquistato la mia azienda agricola i Casali del Pino.

“Mi ero occupata della conversione al biologico, dello studio per il restauro conservativo degli edifici presenti in azienda e per un certo tempo non avevo avuto in testa altro – ha raccontato ad un magazine di settore  –  Anche perché quando avevo lasciato il mio lavoro da Fendi come designer e direttore creativo di Fendissime, lo avevo fatto perché realmente sentivo il bisogno di staccami dai ritmi sempre più accelerati della moda e dalla frustrazione di vedere una cosa creata con tanta passione e lavoro diventare vecchia appena presentata. Ho sempre pensato, però, che il lavoro creativo sia il più bello del mondo e nei lunghi inverni in cui la campagna riposa e la terra si rigenera ne sentivo la mancanza. Tanto che continuavo a farmi fare delle borse dagli artigiani che conoscevo, per mio uso personale, come chi si fa fare i vestiti dalla sarta. E così si è verificato l’episodio che ha portato alla nascita di Carmina campus. Ho customizzato alcune conference bags di una Ong impegnata in campagne sui diritti umani delle donne con materiali trovati in casa e ho creato tanti pezzi unici che ho proposto ad alcune boutique. È stato subito un successo e questo mi ha fatto pensare che avrei potuto creare un mio marchio producendo borse con un approccio diverso, unendo il mio passato know-how al riuso di materiali di scarto inutilizzati. A quel punto agricoltura e moda sono diventati i miei due lavori, diversi e apparentemente molto lontani ma con gli stessi parametri: rispetto per l’ambiente, natura e progetti sociali”.