Confindustria Moda guarda al futuro: ecco il piano per ripartire

Confindustria Moda guarda al futuro: ecco il piano per ripartire

Confindustria Moda, la federazione di settore che rappresenta oltre 65mila aziende italiane che occupano più di 585mila addetti, aiuta la macchina del tessile moda e accessorio a ripartire dopo l’emergenza virus. E per questo avanza una proposta per riprendere al più presto le attività produttive, logistiche e distributive ovviamente nel pieno rispetto delle misure di sicurezza previste dalla legge. Il piano punta a tutelare una filiera produttiva che è il secondo settore manifatturiero italiano, oltre che il maggior contributore al saldo positivo della bilancia commerciale italiana, e prevede 5 soluzioni temporanee per tutelare la sicurezza dei lavoratori senza compromettere la sopravvivenza delle imprese.
1. Salvaguardare i lavoratori più anziani e più fragili: effettuare una segmentazione dei lavoratori per fasce d’età, per autorizzare una celere ripresa progressiva dell’attività lavorativa tutelando i lavoratori più anziani e più a rischio.
2. Considerare la situazione epidemiologica su base territoriale: riaprire le attività economiche con un criterio geografico, privilegiando le attività basate nelle regioni e nelle provincie meno coinvolte dall’epidemia.
3. Aprire con priorità e urgenza le attività aziendali necessarie e funzionali alla effettiva ripresa produttiva: è necessario superare il criterio dei codici Ateco su cui sono basati i Dpcm emergenziali, per determinare con flessibilità le attività da riaprire, considerando la complessità delle filiere e le attività che nei processi aziendali sono funzionali e necessarie alla effettiva ripresa della produzione, quali ad esempio attività creative, modellistica e industrializzazione dei prodotti, prototipia e campionature, ricezione e controllo qualità delle materie prime e semilavorati, attività d’ufficio relative a vendite, acquisti ecc., servizi generali e sanificazione ambienti.
4. Evitare una nuova chiusura totale delle attività ad agosto: concertare con le parti sociali un “patto per le ferie estive” attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva nazionale o aziendale.
5. Consentire maggiore flessibilità nel ricorso al distacco di personale da un’azienda (in cui magari perdura la crisi produttiva) all’altra, in cui la ripresa dell’attività potrebbe richiedere un temporaneo impiego di maggior personale rispetto all’ordinario.