Alexander McQueen, Henry Moore ai Navigli

Alexander McQueen, Henry Moore ai Navigli

La sfilata di Alexander Mc Queen , che ha svelato l’ultima collezione uomo del brand britannico, ispirata all’opera dello scultore Henry Moore, è stata una lezione di come coniugare arte, buon gusto e fotografia. La location, una favolosa ex fabbrica proprio di fronte ai Navigli, il quartiere milanese dei canali, era piena di poltrone da club invecchiate quanto basta e di mobili stile Gio Ponti. Enormi foto di lookbook erano appese ai muri, immagini grezze dei capi presentati. In un angolo, un quintetto di strumenti a corda formato da due violoncelli e tre violini suonava musica da camera, per la precisione gli stessi brani che Henry Moore ascoltava nel suo studio. Un lavoro di primissimo ordine per tutta la durata della sfilata, con cappotti tre quarti in tweed rustico di Donegal nero carbone, o in camoscio senza cuciture in tonalità minerali, o ancora in una pelle notevole. Questo grazie a William Clark, l’ultimo artigiano irlandese a praticare l’antica arte di battere i tessuti. Una tecnica già utilizzata con il lino delle collezioni donna primavera 2020 di Alexander McQueen. Pullover a losanghe con un mélange di carte geografiche, teschi alla McQueen e macchie nere. Uno stile celtico, con tutti i tipi di motivi militari, imbracature e tasche esterne da caccia; alcuni capi erano persino rifiniti con cardi in tessuto nero. Molti look erano ricamati con straordinari pannelli astratti, con effetti composti di paillette, metalli preziosi e moiré stile metallo fuso.